Contratto di consulenza con corrispettivi in azioni: Iva e imposte dirette


I chiarimenti del Fisco sull’applicazione delle imposte dirette e dell’Iva sui contratti di consulenza con corrispettivi in azioni (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 15 luglio 2021 n. 479)

Nella fattispecie esaminata dall’Amministrazione finanziaria la start-up innovativa ha in essere un contratto di consulenza con una società di diritto e detto contratto di consulenza prevede il pagamento di prestazioni di servizi al raggiungimento di determinati step di ricerca.
Al raggiungimento di detti step il contratto prevede il pagamento del corrispettivo con azioni della società quotata e il numero di azioni in pagamento è già determinato nel contratto di consulenza in essere.
Ciò premesso, la start-up riferisce di aver maturato il diritto ad incassare i corrispettivi in azioni delle proprie prestazioni e di dover procedere alla relativa fatturazione, evidenziando che il valore nominale delle azioni che riceverà sarà sicuramente inferiore al valore (quotazione) delle azioni medesime.
Alla luce di quanto sopra, la sturt-up chiede il parere dell’Amministrazione finanziaria in ordine alla corretto trattamento fiscale, sia ai fini delle imposte dirette sia ai fini IVA, delle descritte prestazioni di servizi, il cui corrispettivo viene pagato in azioni il cui valore nominale non coincide con il valore di mercato del giorno di incasso del corrispettivo (che corrisponde al giorno di intestazione dei certificati azionari).
Ai fini delle imposte dirette, la stur-up dovrà tenere conto del valore normale delle azioni emesse in suo favore, prendendo a riferimento, quale esercizio di competenza, quello della maturazione dei corrispettivi (articoli 9 e 109 del TUIR).
Ai fini IVA, la prestazione di servizi (consulenza) svolta dalla Start-up nei confronti della società quotata sarà territorialmente non rilevante in Italia essendo quest’ultima società un soggetto passivo non stabilito in Italia.


Resta fermo, tuttavia l’obbligo da parte della start-up di emettere, per la prestazione eseguita, fattura con l’annotazione “operazione non soggetta”.
Nel caso di specie, la valorizzazione del corrispettivo ai fini IVA non può non tenere conto della determinazione del valore normale definito in ambito delle imposte dirette.
Con riferimento all’obbligo di certificazione della prestazione eseguita la start-up può emettere fattura analogica o elettronica al committente extra – UE o, a sua scelta, fattura elettronica tramite SdI (Sistema di Interscambio). In tale ultimo caso non sarà necessario la trasmissione dei dati relativi alle citate prestazioni (c.d. esterometro).