Contributi a percentuale artigiani e commercianti, prescrizione e accertamento di maggior reddito


Contributi a percentuale artigiani e commercianti, prescrizione e accertamento di maggior reddito



27 luglio 2021 In tema di contributi a percentuale, il momento di decorrenza della prescrizione (art. 3, L. n. 335/1995) deve identificarsi con la scadenza del termine per il loro pagamento e non con l’eventuale atto successivo con cui l’Agenzia delle Entrate abbia accertato un maggior reddito (art. 1, D.Lgs. n. 462/1997), avendo quest’ultimo mera efficacia interruttiva della prescrizione (Corte di Cassazione, ordinanza 20 luglio 2021, n. 20725)


Una Corte d’appello territoriale, in accoglimento del gravame di un lavoratore autonomo, aveva ritenuto prescritto il credito per contributi a percentuale dovuti alla Gestione commercianti, pretesi dall’INPS in riferimento al maggior reddito d’impresa accertato, oltre sanzioni e interessi di mora, a seguito di avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate.
Ad avviso della Corte di merito, era da escludersi l’idoneità della notifica dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle entrate ad interrompere la prescrizione del credito dell’Inps, ritenendo prescritto il credito riportato nelle cartelle opposte, notificate dall’Ente previdenziale.
Avverso tale pronuncia l’Inps propone ricorso per cassazione, deducendo che, con riferimento alla decorrenza della prescrizione della contribuzione predetta, il dies a quo non possa che essere individuato nell’atto dell’Agenzia delle Entrate di accertamento del maggior reddito imponibile, non costituente atto interruttivo della prescrizione ma il fatto determinante il sorgere del diritto dell’Istituto, non ancora prescritto allorché veniva notificata al lavoratore autonomo la richiesta di pagamento dell’Inps.
Per la Suprema Corte il ricorso è meritevole di accoglimento.
Costituisce principio consolidato, in tema di contributi a percentuale, che il fatto costitutivo dell’obbligazione contributiva è costituito dall’avvenuta produzione, da parte del lavoratore autonomo, di un determinato reddito d’impresa (art. 1, co. 4, L. n. 233/1990), ancorché l’efficacia del predetto fatto sia collegata ad un atto amministrativo di ricognizione del suo avveramento, con la conseguenza che il momento di decorrenza della prescrizione dei contributi in questione (art. 3, L. n. 335/1995), deve identificarsi con la scadenza del termine per il loro pagamento e non con l’eventuale atto successivo con cui l’Agenzia delle Entrate abbia accertato un maggior reddito (art. 1, D.Lgs. n. 462/1997), avendo quest’ultimo mera efficacia interruttiva della prescrizione (da ultimo, Corte di Cassazione, sentenza n. 5413/2020).
L’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, prima dello spirare del termine di prescrizione, di un determinato reddito dapprima non emerso, non individua fatti costitutivi del diritto contributivo dell’ente previdenziale ma dispiega soltanto efficacia interruttiva della prescrizione, anche a beneficio dell’Inps (Corte di Cassazione, sentenza n. 13463/2017).