Infortunio “in itinere”, il rapporto tra risarcimento civile e rendita vitalizia Inail


Dall’ammontare del risarcimento dovuto alla vittima di un incidente stradale, riconosciuto come infortunio in itinere, deve sempre detrarsi il valore capitale della rendita vitalizia erogata dall’Inail, atteso che, per un verso, tale prestazione a contenuto indennitario è volta a soddisfare in parte la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria civilistica e che, per altro aspetto, il terzo responsabile dell’infortunio sulle vie del lavoro, estraneo al rapporto assicurativo, è collateralmente obbligato a restituire all’Inail l’importo corrispondente al valore della rendita per inabilità permanente costituita in favore del lavoratore assicurato (Corte di Cassazione, ordinanza 19 maggio 2020, n. 9194)


Una Corte d’appello territoriale, riformando parzialmente la pronuncia del Tribunale di prime cure, aveva riconosciuto il concorso di colpa di un lavoratore nella causazione del sinistro stradale dal quale gli erano derivati gravissimi danni alla persona, ed aveva altresì accolto la censura della Società assicurativa volta ad ottenere il diffalco della prestazione previdenziale erogata dall’INAIL, in ragione della natura “in itinere” dell’infortunio occorso, dalla somma complessivamente dovuta.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando la decurtazione dell’importo risarcitorio complessivo relativo alla capitalizzazione del danno biologico indennizzato dall’INAIL e che, peraltro, l’Istituto previdenziale non fosse neanche intervenuto in giudizio, per cui il documento attestante il pagamento della prestazione proveniva da un soggetto estraneo al giudizio.
Secondo la Suprema Corte, la censura è infondata.
Circa l’erogazione della rendita INAIL, corrisposta nei casi in cui il danneggiato abbia subito un infortunio sul lavoro, è stato recentemente affermato che, in tema di “compensatio lucri cum damno”, la detrazione dell’attribuzione patrimoniale occasionata dall’illecito o dall’inadempimento, dall’ammontare del risarcimento del danno ad esso conseguente, presuppone sul piano funzionale che il beneficio sia causalmente giustificato in funzione di rimozione dell’effetto dannoso dell’illecito. Sul piano strutturale, poi, è altresì necessario che a ciò si accompagni un meccanismo di surroga o di rivalsa, capace di evitare che quanto erogato dal terzo al danneggiato si traduca in un vantaggio inaspettato per il responsabile.
In termini concreti, dall’ammontare del risarcimento dovuto alla vittima di un incidente stradale, riconosciuto come infortunio in itinere, deve detrarsi il valore capitale della rendita vitalizia erogata dall’Inail, atteso che tale prestazione a contenuto indennitario, è volta a soddisfare, neutralizzandola in parte, con riguardo all’inabilità lavorativa permanente e al danno biologico, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria civilistica. Ed altresì, in considerazione del meccanismo normativo di riequilibrio (art. 1916 c.c. e art. 142 cod. ass.), idoneo a garantire che il terzo responsabile dell’infortunio sulle vie del lavoro, estraneo al rapporto assicurativo, è collateralmente obbligato a restituire all’Inail l’importo corrispondente al valore della rendita per inabilità permanente costituita in favore del lavoratore assicurato (Corte di Cassazione, S.U., sentenza 22 maggio 2018, n. 12566).