Lavoratori stranieri e trasferimenti intra-societari, le verifiche del SUI per il nulla osta


L’Ispettorato nazionale del lavoro, con nota n. 1057 del 30 novembre 2020, fornisce chiarimenti in ordine agli adempimenti ed alle verifiche ascrivibili agli uffici dello Sportello Unico Immigrazione al fine del rilascio del nulla osta al trasferimento intra-societario di lavoratori subordinati stranieri.


Come noto, l’ingresso e il soggiorno in Italia per svolgere prestazioni di lavoro subordinato nell’ambito di trasferimenti intra-societari per periodi superiori a 3 mesi è consentito, al di fuori delle “quote”, agli stranieri che soggiornano fuori del territorio dell’Unione europea al momento della domanda di ingresso o che sono stati già ammessi nel territorio di un altro Stato membro e che chiedono di essere ammessi nel territorio nazionale in qualità di:
– dirigenti;
– lavoratori specializzati, ossia lavoratori in possesso di conoscenze specialistiche indispensabili per il settore di attività, le tecniche o la gestione dell’entità ospitante, valutate rispetto alle conoscenze specifiche relative all’entità ospitante, nonchè alla luce dell’eventuale possesso di una qualifica elevata, inclusa un’adeguata esperienza professionale, per un tipo di lavoro o di attività che richiede conoscenza tecniche specifiche, compresa l’eventuale appartenenza ad un albo professionale;
– lavoratori in formazione, ossia lavoratori titolari di un diploma universitario, trasferiti a un’entità ospitante ai fini dello sviluppo della carriera o dell’acquisizione di tecniche o metodi d’impresa e retribuiti durante il trasferimento (art. 27 quinquies, D.Lgs. n. 286/1998).
A tal proposito, per trasferimento intrasocietario, deve intendersi il distacco temporaneo di uno straniero da parte di un’azienda stabilita in un Paese terzo presso l’entità ospitante, intesa quale:
– sede/filiale/rappresentanza situata in Italia, dell’impresa da cui dipende il lavoratore trasferito;
– impresa appartenente al medesimo gruppo di imprese (c.d. distacco infragruppo), a condizione che sussista un rapporto di lavoro subordinato con l’impresa distaccante da almeno 3 mesi ininterrotti immediatamente precedenti la data del trasferimento.
Orbene, al fine del rilascio del nulla osta al trasferimento intra-societario, a carico dell’entità ospitante che presenta la richiesta, sono poste una serie di condizioni, tra le quali l’impegno ad adempiere agli obblighi previdenziali e assistenziali previsti dalla normativa italiana, salvo che non vi siano accordi di sicurezza sociale con il Paese di appartenenza.
Pertanto, considerato che è l’entità ospitante ad essere tenuta all’apertura delle posizioni previdenziali in Italia, essa rappresenta il soggetto sul quale va compiuta la verifica in ordine alla necessaria adeguatezza economica, effettuata anche attraverso l’acquisizione del bilancio consolidato di gruppo, tradotto in lingua italiana ed esibito anche a cura della capogruppo estera. Laddove poi l’entità ospitante sia una filiale di casa madre estera, è possibile valutare in termini complessivi la capacità economica di entrambi i soggetti, in modo tale che la casa madre possa sopperire ad una eventuale incapienza economica della filiale, ai fini della copertura previdenziale del personale da assicurare in Italia.
Resta in ogni caso ferma l’indagine tesa ad escludere che l’entità ospitante, sia essa filiale o società del gruppo,- sia stata istituita principalmente allo scopo di agevolare l’ingresso dei lavoratori soggetti a trasferimento intra-societario, nonché che la stessa sia in corso di liquidazione, sia stata liquidata o non svolga alcuna attività economica. Tale ultima verifica, quindi, non può prescindere dall’analisi dei dati documentali di fatturato riferibili esclusivamente alla distaccataria (rectius: entità ospitante) e di altri dati documentali ricavabili ad esempio dal Registro delle imprese. In ogni caso, ove necessario, è comunque possibile attivare un intervento ispettivo volto a verificare lo svolgimento effettivo delle attività economiche.