Minimale contributivo e rilevanza dei contratti collettivi su base nazionale


Laddove per uno specifico settore non risulti stipulato un contratto collettivo, legittimamente l’Inps può ragguagliare la contribuzione dovuta alla retribuzione prevista dalla contrattazione collettiva di un settore affine, restando a carico del datore di lavoro l’onere di dedurre l’esistenza di altro contratto affine che prevede retribuzioni tabellari inferiori rispetto a quello applicato dall’Istituto.

La Corte di appello territoriale aveva ritenuto che la contribuzione dovuta da una società di trasporti andasse calcolata sulla base della retribuzione prevista dal CCNL di settore e che non esistendo un contratto collettivo specifico regolativo del settore del trasporto, lungo brevi tratte all’interno del Golfo di La Spezia e zone immediatamente limitrofe, doveva utilizzarsi il CCNL del settore più affine; non era quindi utilizzabile per tale finalità il contratto regionale indicato dalla società datrice di lavoro.
Ricorreva così in Cassazione il datore di lavoro, per aver la Corte di merito erroneamente ritenuto che la retribuzione da prendere in considerazione, ai fini previdenziali, fosse solo quella prevista dalla contrattazione nazionale, oltretutto relativa al settore dell’industria, in contrasto con la natura artigianale della società.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è meritevole di accoglimento. L’importo della retribuzione da assumere come base di calcolo dei contributi previdenziali, infatti, non può essere inferiore all’importo di quella che ai lavoratori di un determinato settore sarebbe dovuta in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base “nazionale” (cosiddetto minimale contributivo), con esclusiva incidenza sul rapporto previdenziale e senza le limitazioni derivanti dall’applicazione dei criteri relativi al cosiddetto minimo retributivo costituzionale, rilevanti solo quando a detti contratti si ricorre ai fini della determinazione della giusta retribuzione.
Di qui, ove per uno specifico settore non risulti stipulato un contratto collettivo, legittimamente l’Inps può ragguagliare la contribuzione dovuta alla retribuzione prevista dalla contrattazione collettiva di un settore affine, restando a carico del datore di lavoro l’onere di dedurre l’esistenza di altro contratto affine che prevede retribuzioni tabellari inferiori rispetto a quello applicato dall’Istituto.