Niente elusione per la successiva permuta di una donazione


Non può considerarsi elusiva la donazione agli eredi di terreni edificabili con la successiva permuta in appartamenti da edificare (Corte di Cassazione – Ordinanza 06 dicembre 2017, n. 29182).

La Suprema Corte rigetta il ricorso dell’Agenzia Entrate avverso la decisione della CTR che ne ha rigettato l’appello su ricorso contro avviso di accertamento per Irpef, col quale l’Ufficio accertava redditi derivanti da mancata dichiarazione di plusvalenza da cessione a titolo oneroso di terreni edificabili, riconducendo gli atti di donazione e successiva permuta a un disegno elusivo volto ad evitare il pagamento della plusvalenza. In particolare il contribuente aveva donato per la quota di tre quarti alla figlia un terreno edificabile, che il giorno successivo la stessa ha permutato, unitamente al residuo quarto del terreno già di sua proprietà, con due appartamenti da edificare: il tutto allo stesso valore dichiarato nella donazione.
Per il Fisco la CTR ha erroneamente affermato che l’Ufficio “non avesse effettuato l’analisi documentata del valore attribuito al terreno”, riproduce, cosi, gli atti di causa dai quali emerge che l’ufficio aveva indicato gli atti di provenienza dei beni e i relativi valori. Inoltre:
– non ha riconosciuto il carattere simulato della donazione in base alla successione temporale degli atti di trasferimento e del valore della donazione coincidente col prezzo del terreno e della permuta, nonché dello stretto rapporto di parentela tra donante e donataria e il risparmio d’imposta realizzato;
– non ha riconosciuto la strumentalità della donazione al fine di evitare il pagamento della plusvalenza.
La Corte di Cassazione chiarisce che in fattispecie di donazione di terreni edificabili da genitore a figlio, il quale successivamente ritrasferisce (nel caso di specie permuta) gli immobili donati, va dato seguito alla giurisprudenza di questa Corte che ha considerato non mancante di causa la suddetta operazione negoziale, fermo restando che incombe sull’Amministrazione la prova del disegno elusivo.
La disciplina dell’interposizione non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, come nel caso dell’interposizione fittizia, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo anche mediante operazioni effettive e reali. Ma in casi del genere, come quello in esame, trattandosi di rapporti patrimoniali tra padre e figlia, deve pur tenersi conto della libertà di pianificazione della propria successione da parte del genitore e del carattere genuino della donazione. L’operazione di donazione e successiva permuta pertanto non è sine causa, potendo questa individuarsi nella indicata pianificazione dei rapporti patrimoniali familiari e della successione ereditaria.
L’Agenzia delle entrate, per contro, su cui grava l’onere di provare l’uso strumentale della donazione per evitare il pagamento dell’imposta sulla plusvalenza maturata dal donante, non ha fornito alcuna prova, non potendo ritenersi sufficiente per tale dimostrazione la semplice sequenza temporale fra i due atti (donazione-permuta), di per sé non idonea a dimostrare l’esistenza di una interposizione fittizia di persona, come tale soggetta a plusvalenza. L’Ufficio avrebbe potuto fornire al giudice di merito ulteriori elementi (quali ad es.: il versamento di acconti al donante; la partecipazione di questi alle trattative per la permuta), idonei a far pensare all’assenza dello spirito di liberalità e alla strumentalità dell’operazione per evitare il carico fiscale della plusvalenza.
Nel caso di specie la CTR si è conformata alla richiamata giurisprudenza, ritenendo non provato l’intento elusivo, a fronte della documentazione fornita dal contribuente, idonea a dimostrare che i beni permutati sono rimasti nel patrimonio personale della figlia, la quale sugli appartamenti permutati ha acceso un mutuo ipotecario.