Premio di risultato alle forme pensionistiche complementari: i chiarimenti della Covip


In presenza di un contratto collettivo che consenta la conversione dei premi di risultato in contributi alla previdenza complementare, si ritiene che sia necessario tenere in considerazione quanto in esso disposto, per una corretta individuazione delle opzioni esercitabili dai lavoratori interessati.


Il quesito sottoposto alla Covip riguarda un iscritto che, cessato il rapporto di lavoro con un’azienda associata ad un determinato fondo negoziale, e passato alle dipendenze di un altro datore di lavoro, ha optato per il mantenimento della posizione individuale presso il fondo stesso. In un secondo momento, l’iscritto ha manifestato l’intenzione di destinare, se possibile, al fondo in questione, il premio di risultato che maturerà presso il nuovo datore di lavoro, ancorché quest’ultimo non sia associato allo stesso.
Preliminarmente, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione ricorda che l’art. 1, commi da 182 a 190, della Legge 208/2015, e successive modifiche, prevede agevolazioni, sotto il profilo fiscale e contributivo, per i premi di risultato del settore privato e per le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, nonché per lo sviluppo del welfare aziendale. Infatti, i premi di risultato (o le somme dovute in qualità di partecipazione agli utili) rientranti nei limiti previsti per le agevolazioni fiscali possono essere convertiti, tra l’altro, in contributi alla previdenza complementare e beneficiare delle ulteriori agevolazioni previste dalla sopra citata normativa.
Ai fini dell’applicazione delle disposizioni agevolative, necessario è che le somme di cui sopra – corrisposte direttamente al lavoratore in denaro o sotto forma di beni o servizi di welfare – siano erogate in esecuzione di contratti aziendali e territoriali stipulati in conformità all’art. 51 del D. Lgs. n. 81/2015. Inoltre, in base all’art. 5 Decreto del 25 marzo 2016, occorre che i contratti collettivi in parola siano stati depositati per via telematica presso il Ministero del Lavoro entro 30 giorni dalla loro sottoscrizione, unitamente ad un’apposita dichiarazione di conformità del contratto alle disposizioni del Decreto, da predisporsi secondo la modulistica allegata allo stesso.
La normativa, quindi, valorizza al tempo stesso sia la contrattazione collettiva sia la volontà individuale del lavoratore.


Nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 28/E del 2016, ad esempio, è ampiamente precisato che “la fungibilità tra la componente monetaria e i beni e servizi deve essere contemplata dai contratti aziendali o territoriali” e che “l’applicazione del regime di favore … è sottratto alla libera disposizione delle parti essendo subordinato alla condizione che sia la contrattazione collettiva di secondo livello ad accordare al dipendente la facoltà di scegliere se ricevere i premi in denaro o in beni o servizi …”. La Circolare inoltre precisa che “si deve ritenere che l’eventuale disciplina di dettaglio, riguardante ad esempio le modalità di esercizio di tale scelta o la possibilità di revoca, resta demandata alla autonomia delle parti o al contratto stesso”.
Alla luce delle indicazioni sin qui fornite, la scelta in ordine alla conversione del premio di risultato e alla sua devoluzione a previdenza complementare non è totalmente rimessa in capo al singolo lavoratore, dovendo trovare la sua principale legittimazione in un accordo collettivo di secondo livello che lo preveda. Pertanto, in presenza di un contratto collettivo che consenta la conversione dei premi di risultato in contributi alla previdenza complementare, si ritiene che sia necessario tenere in considerazione quanto in esso disposto, per una corretta individuazione delle opzioni esercitabili dai lavoratori interessati. In particolare, i lavoratori potranno destinare tali contributi ad una forma pensionistica complementare anche diversa da quella contrattuale di riferimento, come nel caso rappresentato, laddove la contrattazione collettiva aziendale o territoriale non disponga diversamente.